Lungo il versante sinistro del Savio veniva estratto lo zolfo in pi punti, in miniere che interessarono un livello solfifero dallo spessore massimo di appena 1.5m. Le miniere si svilupparono attraverso pozzi e gallerie, inseguendo lo strato gessoso solfifero sino a 500 m di profondit. Con la denominazione ?Formignano? si intende il complesso delle miniere ?Busca-Montemauro? e ?Luzzena-Formignano? che in origine erano coltivazioni ben distinte che successivamente, con l?ampliamento delle gallerie sotterranee diventarono comunicanti fra di loro.Tra queste miniere la pi attiva fu quella denominata Busca Montemauro.
In tutte queste miniere l'estrazione dello zolfo si presentava particolarmente difficoltosa per la presenza di marne argillose bituminose (il cosiddetto ghiolo) che comportava la "sghiolatura".
In pi punti sono presenti depositi e accumuli degli scarti di lavorazione e dei rosticci.
Altri punti di estrazione erano localizzati tra Borgata Borello e Castello Polenta, di questi rimangono diverse testimonianze nella toponomastica.
Nell'area di Formignano esiste un parco minerario, avviato nel 1986, 24 anni dopo la chiusura delle miniere di zolfo; nel parco ? un'area di 90 ettari di propriet del Comune di Cesena - compreso il villaggio minerario, in buono stato di conservazione.
Sul sito: www.miniereromagna.it si legge: MINIERE DI FORMIGNANO: Va inteso sotto la denominazione "Formignano" il complesso delle miniere "Busca- Montemauro" e "Luzzena-Formignano" che in origine erano coltivazioni ben distinte ma di fatto con l'ampliamento delle gallerie sotteranee diventano comunicanti fra di loro.
FORMIGNANO: Si ha notizia delle prime escavazioni nel 1556.
Nel 1816 il conte G. Cisterni, originario di Ancona, ma nato e residente a Rimini, personaggio di larghe vedute, riusciva a rastrellare ingenti capitali e ad acquistare le miniere di Perticara e Marazzana nel Montefeltro e Formignano nel Cesenate, costruiva inoltre, a Rimini, uno stabilimento chimico ed una raffineria di zolfo, che era rifornito quasi esclusivamente dalle miniere prima indicate.
In data 3 settembre 1829, erano impiegati nelle tre miniere del Conte Cisterni circa 500 dipendenti, ed occorrevano mensilmente "300 birocciari" per il trasporto degli zolfi a Cesena ed a Rimini. Ma i debiti contratti per sostenere le spese di modernizzazione degli impianti lo portavano ben presto alla bancarotta ed alla chiusura delle miniere nel febbraio del 1837. Due industriali francesi del settore tessile, Agostino Picard di Avignone e Carlo Pothier dei Vosgi, frequentatori del mercato di Cesena per approvvigionarsi di acido solforico, necessario alle loro industrie manifatturiere, acquistavano, tramite la Soc. Augustin Picard & C., nel luglio del 1838, per 700.000 franchi, le miniere possedute dal Conte Cisterni.
Nel 1840, a Formignano venivano portati avanti i lavori per un pozzo verticale a forma quadrata e di una profondit di mt.120. La societ francese, sebbene avesse raggiunto una produzione di zolfo di 2.700.000 libbre anno (circa 1.100 tonnellate), non chiudeva i bilanci in attivo e gi nel 1841 non era pi in grado di pagare n gli operai n i creditori, per cui, il 3 agosto 1842, il Tribunale di Rimini ne dichiarava il fallimento. Il 21 febbraio 1843 fu costituita a Bologna la societ in accomandita "Nuova Societ delle Miniere Solfuree di Romagna", che acquist le miniere della fallita societ francese. I principali azionisti furono i fratelli Pizzardi, Rasori, Carega, Antonio Zanolini, Marco Minghetti, futuro primo ministro dello stato italiano nel marzo 1863, e per cinque azioni anche il compositore Gioacchino Rossini.
Il 14 febbraio del 1855 la suddetta societ si trasformava in societ anonima con un capitale sociale di lire 1.170.000, portato nel 1863 a lire 2.860.000 e con la nuova denominazione "Societ delle Miniere Solfuree di Romagna" e ricevendo, tramite regolare atto dell' 8 maggio 1857, la concessione dalla Camera Apostolica, non senza contrasti ed opposizioni.
Dopo l'unit d'Italia, 1861, veniva di nuovo messa in discussione il principio della demanialit delle miniere; addirittura nel 1862 il ministro dell'Agricoltura ed Industria, Gioacchino Pepoli, elaborava un tentativo, peraltro fallito, d'unificare la legislazione delle miniere sulla base delle leggi precedenti in atto nel Regno delle due Sicilie ed in Toscana, che prevedevano essere la propriet delle miniere in mano ai possidenti dei terreni sovrastanti, escludendo qualsiasi demanialit. Miniera di Busca Montemauro in una foto di inizio secolo Un fitto carteggio, all'inizio del 1863, fra il gerente della Societ, avv. Zanolini, ed il Ministero dell'Agricoltura ed Industria, insediato ancora a Torino, portava ad una serie di controlli ed ispezioni da parte del Corpo Reale delle Miniere. Notizie dettagliate dell'ing. Giordano, che relazionava il 16 marzo 1863 al ministro delle finanze Quintino Sella, sulle miniere di Busca, Formignano e Montefeltro, dava un quadro preciso e dettagliato della situazione. Azione della Societ delle Miniere Solfuree di Romagna con sede a Bologna, proprietaria delle miniere di Formignano e Perticara.