Il tratto di costa che unisce il Lido di Dante al Lido di Classe conserva una notevole naturalit, comprendendo cinque chilometri di litorale non urbanizzato dove le dinamiche geomorfologiche sono libere di evolversi secondo ritmi e modalit propri. La spiaggia sempre bordata da dune, che nelle zone meglio conservate presentano una morfologia articolata, mosse da numerose piccole depressioni e dossi, sui quali talora si osservano creste secondarie, oblique rispetto alla direzione principale delle dune. Le dune sono disposte parallelamente all'andamento della linea di costa e sono prodotte dall'azione di un vento che spira dal mare con direzione est-sudest. Alle spalle della fascia dunosa si sviluppa una depressione retrodunale di larghezza variabile, oltre la quale ha inizio un'estesa pineta costiera, che riveste la piana di sabbia di pi recente formazione, costituita dai cordoni litorali accresciutisi nel XIX e XX secolo.
A nord del Lido di Savio il litorale comunque soggetto ad una intensa erosione, dovuta alle complesse dinamiche costiere, innescatesi di recente, per l'effetto barriera svolto dai tre pennelli rispetto alla migrazione delle sabbie lungo costa, che hanno privato l'arenile della sua alimentazione naturale. Le spiagge situate a nord della foce Savio (sino al Lido di Dante), sono infatti alimentate in misura cospicua dai sedimenti trasportati da questo torrente, la cui foce presentava, sino al secondo dopoguerra, un'evidente cuspide deltizia, oggi completamente spianata dall'erosione marina.
Molto interessante la foce del Bevano, dove si osserva il torrente incidere, lungo la sponda sinistra, le sabbie del litorale, formando un'alta scarpata che offre una perfetta sezione morfologica attraverso la spiaggia, le dune, la depressione retrodunale e la pineta. Questa zona stata recentemente modificata con un intervento volto a limitare l'erosione nell'ultimo tratto del Bevano, spostando, con un taglio dell'arenile, la foce poco pi a sud.
Il Bevano un torrente dal bacino imbrifero assai limitato, che nasce dalle colline a est di Bertinoro; un tempo sfociava probabilmente nella Valle di Classe. Il suo alveo, come risulta dalla cartografia storica, venne condotto a mare con percorsi rettilinei regimati sin dal 1600, dapprima solo e poi unito al Fosso Ghiaia. Presso la sua attuale foce, per le particolari condizioni idrodinamiche e la natura del sedimento sabbioso, tendono a formarsi meandri.
Verso sud-ovest, due meandri abbandonati formano lanche e morte che segnano le posizioni della foce nel passato testimoniando la complessa evoluzione morfologica del fiume avvenuta nell'ultimo secolo. In questi antichi alvei si leggono le tracce della loro recente migrazione e della contestuale crescita verso mare della costa, a cui sono da correlare i cordoni dunosi interni alla pineta costiera.
Del meandro pi orientale rimane una estesa lanca, uno specchio d'acqua marcatamente arcuato e collegato al fiume, che si cre alla foce del Bevano tra il 1945 e il 1960, mentre un ampio meandro abbandonato presente pi a monte, formatosi tra il 1900 e il 1920 e disegnato da uno stretto e spettacolare isolotto arcuato che ne rimarca la morfologia.
La pineta retrostante le dune un impianto forestale a pino marittimo, dove diverse sequenze di dossi segnalano la presenza di dune fossili incorporate nella piana di sabbia di pi recente formazione.
Il geosito compreso all'interno di una pi ampia area dichiarata (D.G.R. 258/2016) di notevole interesse pubblico paesaggistico ai sensi del Codice dei Beni culturali e del paesaggio (art.136 del Decreto Legislativo n. 42/2004).