Meandro abbandonato del fiume Reno, di cui rimane traccia nell?andamento della viabilit, delle arginature e del confine tra i comuni di Calderara di Reno (un tempo Longara) e Castel Maggiore, attorno ai campi del Fondo Rampionese.
L?esame della cartografia storica permette di tracciale l?evoluzione di quest?area.
Nella carta del Chiesa (1762) viene rappresento un meandro sdoppiato, a due canali, uno esterno e pi ampio e uno pi interno e stretto; il primo si configura come un ramo abbandonato all?interno di una vasta zona golenale, a formare una sorta di lanca.
La Carta Storica Regionale, assemblata dalla Regione Emilia-Romagna utilizzando varie cartografie preunitarie del periodo compreso tra il 1828 il 1853 (per il meandro del Trebbo la data della rappresentazione 1851), rappresenta tre pronunciati meandri in successione, dei quali quello attorno al fondo Rampionese segnato da una sinuosit pronunciata, con un collo molto stretto, formando tra i due tratti di alveo del Reno una zona di terreno cos rastremata da rendere possibile il prossimo salto naturale di meandro, che avvenne verso la fine del XIX secolo, ricordato come "drizzagno naturale del Trebbo".
Nella successiva carta IGM del 1860 la situazione rappresentata simile a quella attuale, nelle morfologie e nelle arginature, con il canale Ghisiliera (o Cannella) che confluisce nel Reno seguendo per un tratto l?alveo dell?antico meandro.
Lungo le arginature del meandro presente il Paraporto della Ghisiliera, un presidio idraulico edificato per contenere le piene del Reno, che funzionava con una paratoia piana a strisciamento; venne abbandonato verso la fine del XIX secolo, quando divenne attivo il drizzagno naturale del Trebbo.
Nella parte sud della vecchia barra di meandro si osservano alcune depressioni create dalla passata attivit estrattiva, oggi rinaturalizzate.