La Grotta Carlo Pelagalli è stata intersecata dai lavori della Cava Calgesso nel 1966, sul fondo della galleria di destra ed esplorata dall’USB.
Si tratta di uno splendido meandro a sporgenze-rientranze, con ampie anse di raccordo, scavato nel banco gessoso per un’altezza di oltre 20m, che si inoltra a monte in direzione della Dolina dell’Inferno. Un P. 8 in ascesa consente di percorrere la parte più elevata della Grotta, fino al traverso del S.Cristoforo e ad un P. 18, disceso il quale si accede al ramo attivo della Grotta, che verso valle segue un percorso grossomodo parallelo e distante una ventina di metri ad Est dell’andamento del meandro principale. Poco più a monte, tramite una fessura, esiste un altro punto di collegamento fra il meandro e l’attivo, che anticipa il suo punto estremo, in cui entrambe le vie divengono impercorribili. Ornato da piccole cascate e da notevoli concrezioni carbonatiche, il torrente indugia in una pozza sifonante, quindi si dirige lungo un tracciato ignoto verso l’inrgesso della Pelagalli. Riemerge infine per breve tratto sul fondo della galleria di cava, poi scompare al di sotto dei detriti, spagliando probabilmente in subalveo del Torrente Zena. La sezione più elevata del meandro prosegue invece in parte sospesa sul vuoto della galleria di cava, in direzione del grande interstrato di argille marnose.
Si ritiene che la Grotta C. Pelagalli costituisca il tronco terminale del Sistema carsico che drena le acque del settore centrale della Dolina dell’Inferno.
Denominata in un primo tempo “Grotta Nuova”, viene dedicata alla memoria dello speleologo dell’USB Carlo Pelagalli, perito nel 1966 insieme a Luigi Donini durante un intervento di soccorso al Buco del Castello (BG). La cavità è protetta dal 1978.