L’ingresso al P. dei Modenesi è situato lungo un profondo impluvio che scende lungo il versante SE della Dolina dell’Inferno, interessato da ingenti slavine di fango che talvolta lo occludono e per questo una tubazione di PVC, installata dal GSCT ne assicura, da tempo, l’accesso. Viene scoperto e disceso nel 1959 dal GSE, che si arresta ad una decina di m dalla base del Pozzo. Appresa la notizia, vi si reca immediatamente il GSB, che avanza lungo un meandro, fino a -57 m, vale a dire in corrispondenza del laminatoio che verrà disostruito 40 anni dopo dal GSCT. Purtroppo, una grande frana investe il Pozzo dei Modenesi poco dopo l’esplorazione del GSB e la grotta, per decenni, sfiderà i numerosi tentativi esperiti per riaprirla. Con la disostruzione dell’ingresso il GSCT fra il ’97 e il ’98 non solo rileva la Grotta, ma spinge anche l’esplorazione più a valle, per uno sviluppo di 399 m ed una profondità di 75 m. Il tracciato del Pozzo dei Modenesi, ostacolata quasi ovunque dal fango, si sviluppa lungo due meandri principali che si incontrano al Trivio, percorsi da tre distinti torrenti, due dei quali scorrono in direzione S, mentre il terzo, dal grande Camino, si dirige lungo l’asse NE-SO verso il settore inferiore della Grotta. Caratteristica principale è la sequenza di pozzetti, piccoli salti, sale di crollo e meandri, alti talvolta più di 40 m, sinuosi e costanti, con alcuni punti di ampliamento. Vi sono anche ambienti concrezionati ed ardui cunicoli fangosi (30x60 cm). Il montaggio del tubo preserva l’integrità del pozzo e quindi nel 2001 il GSB-USB risale il Camino Stalin fino ad intercettare la parte alta del profondo canyon, che si eleva per circa 30 m al di sopra dell'alveo del torrente, sul fondo della Grotta, senza raggiungere tuttavia l’obiettivo: la Grotta del Partigiano (ER BO 67). Nel 2012 lo stesso Gruppo avvia una ricerca sistematica nella Dolina dell’Inferno, che interesserà una ventina di cavità, ma che avrà come obiettivo primario la ricerca del punto di contatto fra la Grotta del Partigiano ed il Pozzo dei Modenesi. Dopo 18 giorni di ardue disostruzioni, attraverso un ignoto, vasto dedalo di cunicoli, meandri e splendidi camini, si scende l’ultima verticale, denominata “Pozzo della Congiunzione”, fino il piano attivo del P. dei Modenesi (2013). Si sono schiuse a quel punto entusiasmanti possibilità ed una nuova stagione alle esplorazioni all’interno di quello che è diventato il “Complesso Partigiano-Modenesi”. Hanno fatto seguito la scoperta del grande Salone A. Rossi e dell’incredibilmente ostica rete di tracciati che reca al collettore principale, diretto verso la Grotta del Farneto, che raccoglie, più a monte, i contributi idrici della Valle cieca di Ronzana. Le operazioni, ancora in corso (2021) anche al di sotto del meandro storico del Pozzo dei Modenesi, attribuiscono al Complesso uno sviluppo superiore a 3,8 Km ed una profondità di 91 m.
E’ stato quindi appurato, confermandolo con una colorazione, ciò che per un secolo si è ritenuto semplicemente impensabile: un collettore deriva verso la Grotta del Farneto (ER BO 7) e la Risorgente del Fontanaccio drenando le acque della Buca di Ronzana e quelle del settore più elevato della Dolina dell’Inferno e della Goibola (Grotta Novella).