La Grotta di Onferno si apre nell’affioramento gessoso di Onferno (Gemmano, RN) ed è stata esplorata e per la prima volta descritta da Luigi Quarina, nel 1916. Le esplorazioni successive, fra il ’60 ed il '67, sono condotte dal GS Faentino (che la rileva per uno sviluppo di poco superiore ai 500 m, ed una profondità di 64 m), dal GSB e dalla SS Riccionese. Già negli anni ’70 vi si svolgono visite guidate e si succedono gli interventi per attrezzarne i percorsi, con risultati a dir poco deludenti. Frequentata da grandi colonie di pipistrelli, la cavità diviene il principale polo di interesse della Riserva Naturale Orientata di Onferno ed attorno ad essa vengono riattati o realizzati edifici ad uso museale, didattico e ricettivo. Purtroppo la Grotta non si giova della vasta disponibilità degli stanziamenti e subisce un inarrestabile degrado, aggravato dall’entità dei problemi statici irrisolti. Nel 2006 gli Enti locali contattano la FSRER per un esame della situazione e per individuare soluzioni per la ristrutturazione del percorso della Grotta. Il GSB-USB esegue un nuovo rilevamento topografico di dettaglio e fornisce un programma di interventi. Dal rilievo risultano uno sviluppo di 788 m ed una profondità di 71 m. Provincia di Rimini e Comune di Gemmano finanziano una serie di lavori di ripristino lungo il tracciato turistico e l’installazione di un impianto di monitoraggio statico. Fra il 2011 e il 2013 una nuova campagna di ricerche del GSB-USB nell’area di Onferno porta all’esplorazione della Grotta Rodolfo Regnoli (Inghiottitoio di Onferno) ed alla sua connessione con la Grotta di Onferno, il cui sviluppo sale ad oltre 1 km.
La Grotta è accessibile da cinque diversi ingressi, i più utilizzati dei quali sono quelli turistici, ubicati rispettivamente alla base della falesia sottostante il Castello, presso la vecchia cava di gesso e a valle, il punto di risorgenza del torrente. Nel settore a monte del Sistema carsico si alternano gessi a tessitura macro e microcristllina, gessareniti e ritmiti marnoso-gessose che a valle cedono il passo a gessi macrocristallini. Il terzo ingresso, il più elevato, introduce tramite uno scivolo di 22 m ad un basso ma vasto vano suborizzontale (40 x 22 m), a numerosi diverticoli e a pozzi sospesi sulla Sala Quarina, cui si perviene più agevolmente dal 1° ingresso, lungo un percorso che attraversa un settore intensamente tettonizzato. Nella Sala Quarina (50 x 20 m) si aprono le diramazioni che portano in dx alla Sala del Guano (30 x 20 m) e di qui verso l’Inghiottitoio di Onferno, 4° ingresso (ER BO 874) e in sinistra verso le diramazioni alte ed il 3° ingresso. La Sala del Guano ospita formazioni mammellonari di eccezionali dimensioni. Dopo la Sala Quarina, oltre il ramo dei pendenti, a dx del torrente, costituito da grossi ciottoli silicei ed arenacei arrotondati dalla fluitazione, si segue l’alveo alla base di un alto e sinuoso meandro a sporgenze-rientranze, lungo oltre 200 m. Lateralmente si dipartono alcune diramazioni, fra le quali quella che reca al 5° ingresso. L’ingresso basso, in corrispondenza della risorgenza, è alterato dal collasso di grandi blocchi e alberature. Dopo un breve tratto subaereo, si apre un ulteriore segmento della grotta, noto come “Risorgente di Onferno” (ER BO 471). Motivi principali di interesse della Grotta sono costituiti dalla presenza di folte colonie di pipistrelli, dal meandro ad anse e mensole, dai grandi ambienti di crollo, dai letti di strato a mammelloni, dai riempimenti a marne e ciottoli e dai frequenti speleotemi carbonatici e gessosi.