Geologia, sismica e suoli

Valli Mirandolesi

1240   

Valle le Partite, Paleoalveo dei Barchessoni

Geosito di rilevanza regionale

Bacino d'esondazione Valle delle Partite (8 m s.l.m.), profondamente modificato da opere di bonifica, notevole a N il Paleoalveo del Po detto dei Barchessone, suoli argillosi ad alta plasticità e elevato contenuto salino per risalita di acque "di fondo".

Geografia
  • Superficie totale: 1000.07 ettari.
  • Quota altimetrica minima 7.5m. s.l.m., quota altimetrica massima 9.9m. s.l.m.
Perimetro geosito e Carta geologica
Perimetro geosito e Carta geologica
Descrizione

Questo bene è costituito da alcune forme fluviali, tipiche dell'ambiente di pianura alluvionale, le quali vanno segnalate soprattutto come esempi d'evoluzione geomorfologica ed oggetti d'esemplarità didattica a livello regionale.

Un primo elemento è costituito dalla "Valle Le Partite". Si tratta di un'area topograficamente depressa, corrispondente ad un bacino d'esondazione interfluviale, delimitato tutt'intorno da alvei o paleoalvei pensili, che impediscono lo scolo naturale delle acque. Nelle Valli Le Partite si rinvengono le quote più basse di tutta la pianura modenese (8 m s.l.m.). Vi affiorano depositi olocenici, la cui granulometria varia dai limi alle argille.

Le valli rappresentano le vestigia di zone umide prosciugate artificialmente. Questo settore di pianura, infatti, che in età imperiale romana era caratterizzato da limitate presenze d'acquitrini e stagni, verso il Medioevo si era fatta palustre, mantenendosi tale sino alla fine del secolo scorso. Alcuni toponimi, quali ad esempio Miseria e Povertà, stanno appunto ad evidenziare un territorio in cui l'insediamento umano era particolarmente difficile, in relazione alla natura dei terreni e per la frequente possibilità d'allagamenti. I terreni, infatti, sono per lo più argillosi ad alta plasticità ("forti", secondo una comune definizione agronomica) e, pertanto, difficili da dissodare senza gli attuali mezzi meccanici; inoltre, sono spesso caratterizzati da un elevato contenuto salino. Per fenomeni di spremitura e, conseguentemente, per capillarità, acque "di fondo", ad elevata concentrazione salina, risalgono dagli strati sottostanti; nell'area a confine tra le province di Modena, Ferrara e Mantova, a poche decine di metri di profondità si rinvengono, infatti, le formazioni geologiche, della cosiddetta "Dorsale ferrarese", fronte dell'Appennino sepolto sotto le alluvioni della pianura.

L'area delle valli è stata da sempre soggetta, nei secoli passati, ai disastrosi allagamenti determinati dal Fiume Po, fra quelle storicamente documentate, si può ricordare quella del 1705. Non furono da meno, tuttavia, quelle della seconda metà del secolo scorso, che provocarono la miseria tra le popolazioni contadine della zona, con conseguenti sommosse sociali; in un'occasione, fu chiamato anche Garibaldi, in veste di paciere (con promesse non mantenute!). Dopo una nuova disastrosa alluvione (1839), ben due se ne succedettero in pochi anni (1872, 1879): le acque raggiunsero quasi Mirandola e, in occasione dell'alluvione dell'Ottobre 1872, le valli furono ricoperte da ben sette metri d'acqua, che ristagnò per diversi anni.

Le opere di bonifica idraulica iniziate nei primi anni del 1900 hanno conferito al territorio in oggetto l'aspetto attuale. Nell'ultimo decennio lo scavo di specchi d'acqua artificiali per l'allevamento ittico e per la pesca sportiva ha consentito l'instaurarsi di uno straordinario ecosistema restituendo così alle valli, seppure in settori limitati, il loro aspetto naturale.

Un altro aspetto, che contribuisce a caratterizzare il bene geomorfologico delle "Valli Mirandolesi", è il "Paleoalveo dei Barchessoni". Esso consiste in una forma paleoidrografica sepolta all'interno della Valle Le Partite; in particolare, si tratta dei meandri di un antico alveo secondario del Fiume Po, in piena attività nell'età del Bronzo.

Questo paleoalveo non ha attualmente alcun'evidenza altimetrica, come probabilmente aveva in un recente passato; infatti, in una carta topografica del 1876, lungo il suo percorso, è indicato il toponimo "Dosso dello Spino". Le cause della scomparsa della sua evidenza altimetrica sono state senz'altro sia la deposizione di sedimenti alluvionali "recenti" del F. Po (proprio quelle di fine '800), che hanno sepolto e livellato le forme più antiche, sia i lavori legati alla conversione del territorio all'agricoltura, soprattutto con i moderni mezzi meccanici.

Attualmente il paleo-Po è caratterizzato sul terreno solo da strisce di colore più chiaro, a granulometria sabbiosa e che identificano gli argini, e da strisce più scure, a tessitura argillosa e che corrispondono al letto del corso d'acqua; queste caratteristiche hanno una notevole evidenza sulle fotografie aeree. La forma in oggetto costituisce sia un esempio d'evoluzione geomorfologica sia una testimonianza paleogeografica, poiché rimarca un antico percorso del F. Po che attualmente scorre ad una decina di chilometri più a nord.

Nella zona sono presenti alcune emergenze architettoniche rilevanti, i "Barchessoni", edificati dal Demanio Militare alla fine del secolo scorso, per il ricovero dei cavalli, appartenenti al Ministero della Guerra. Venne qui a svilupparsi in pochi decenni un complesso militare, disposto lungo una direttrice nord-sud, che ebbe una notevole influenza sulle modificazioni del paesaggio per gli interventi volti alla bonifica. I Barchessoni si presentano attualmente in completo abbandono ed in precario stato di conservazione tranne il Barchessone Vecchio, in fase di ristrutturazione.

Altre informazioni sul geosito
Interessi geoscientifici: Geomorfologico;
Tutela: consigliablie;
Accessibilità: molto facile (accesso per diversamente abili);
Mappa di inquadramento e rete escursionistica regionale
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Geositi vicini
Bibliografia
"La bassa pianura modenese. Evolugrafia dei domini fluviali di Secchia e Panaro." - CREMONINI S. [1987] In: L'Emilia in età romana. Aedes Muratoriana, Modena, 85-96.
"Questioni preliminari allo studio morfoanalitico della bassa pianura modenese." - CREMONINI S. [1987] Quaderni della Bassa Modenese, Anno 1(2), 12 pp.
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