Geologia, sismica e suoli

Calanchi di Paderno

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Poggioli Rossi

Geosito di rilevanza regionale

Anfiteatro calanchivo che segna la testata del rio Strione, inciso nelle "Argille Scagliose", dove venne ritrovata per la prima volta nel 1602 la "pietra fosforica bolognese", o baritina. Nella zona dei Poggioli Rossi sono stati rinvenuti denti di squalo.

I calanchi di Paderno - Foto Archivio Servizio Geologico
I calanchi di Paderno - Foto Archivio Servizio Geologico
I calanchi di Paderno - Foto Archivio Servizio Geologico
I calanchi di Paderno - Foto Archivio Servizio Geologico
I calanchi di Paderno - Foto Archivio Servizio Geologico
I calanchi di Paderno - Foto Archivio Servizio Geologico
Calanchi di Paderno - Archivio fotografico Delfino Insolera, cortesia di Istituto per i beni artistici culturali e naturali E-R
Calanchi di Paderno - Archivio fotografico Delfino Insolera, cortesia di Istituto per i beni artistici culturali e naturali E-R
Calanchi di Paderno - Archivio fotografico Delfino Insolera, cortesia di Istituto per i beni artistici culturali e naturali E-R
Calanchi di Paderno - Archivio fotografico Delfino Insolera, cortesia di Istituto per i beni artistici culturali e naturali E-R
Calanchi di Paderno - Archivio fotografico Delfino Insolera, cortesia di Istituto per i beni artistici culturali e naturali E-R
Calanchi di Paderno - Archivio fotografico Delfino Insolera, cortesia di Istituto per i beni artistici culturali e naturali E-R
Calanchi di Paderno - Archivio fotografico Delfino Insolera, cortesia di Istituto per i beni artistici culturali e naturali E-R
Calanchi di Paderno - Archivio fotografico Delfino Insolera, cortesia di Istituto per i beni artistici culturali e naturali E-R
Calanchi di Paderno - Archivio fotografico Delfino Insolera, cortesia di Istituto per i beni artistici culturali e naturali E-R
Geografia
  • Superficie totale: 62.43 ettari.
  • Quota altimetrica minima 161.8m. s.l.m., quota altimetrica massima 291.7m. s.l.m.
Perimetro geosito e Carta geologica
Perimetro geosito e Carta geologica
Descrizione

A sud del Monte Paderno si apre, verso la valle del T. Savena, un ampio anfiteatro calanchivo che forma la testata del rio Strione, dove, nei punti maggiormente denudati dall'erosione, sono messe in luce argille variamente colorate, fra le principali componenti delle classiche "Argille Scagliose" del bolognese. Una delle particolarità che ha reso noti, anche all'estero, questi calanchi è il ritrovamento della cosiddetta "pietra fosforica bolognese", avvenuto nel 1602 grazie alle ricerche di Vincenzo Casciarolo, calzolaio bolognese che si dilettava di alchimia. La "pietra" è un solfato di bario, chiamato baritina, presente nelle argille scagliose del bolognese in noduli fibroso raggiati, che attraverso uno speciale trattamento termico manifesta una naturale fosforescenza dovuta alle impurità presenti nella sua composizione chimico-mineralogica. Nei secoli che seguirono questa particolare varietà di baritina catalizzò l'attenzione degli scienziati, tra cui Galileo Galilei e Fortunio Liceti, che si interrogavano e discutevano sulla natura delle luce. Il 20 ottobre del 1786, sostando a Bologna durante il suo viaggio in Italia, Goethe si recò a Paderno per cercare campioni della pietra bolognese annotando: "Mi sono inerpicato su per i burroni della montagna decomposta in blocchi, lavati dagli acquazzoni recenti e con mia soddisfazione ho trovato lo spato pesante, che cercavo, in abbondanza; per lo più in forma non perfetta di uovo, in parecchi punti del monte in via di decomposizione; in parte abbastanza puro, in parte ancora tutto circondato dall'argilla in cui stava incastrato (...). Il pezzo più pesante da me trovato è di 17 lotti (...). Ed eccomi un'altra volta carico di pietre: di questo spato ne ho messo nelle mie valigie per una buona dozzina di libbre.".

Nell'area del Poggioli Rossi, dove affiorano red beds oligocenici, sono stati ritrovati in passato denti di squalo.

Altre informazioni sul geosito
Interessi geoscientifici: Geomorfologico - Mineralogico - Paleontologico - Geostorico;
Geotipi presenti: Calanchi - Baritina - Denti di squalo;
Interessi contestuali: Storico [Una delle particolarità che ha reso noti, anche all'estero, questi calanchi è il ritrovamento della cosiddetta "pietra fosforica bolognese", avvenuto nel 1602 grazie alle ricerche di Vincenzo Casciarolo, calzolaio bolognese che si dilettava di alchimia. La "pietra" è un solfato di bario, chiamato baritina, presente nelle argille scagliose del bolognese in noduli fibroso raggiati, che attraverso uno speciale trattamento termico manifesta una naturale fosforescenza dovuta alle impurità presenti nella sua composizione chimico-mineralogica. Nei secoli che seguirono questa particolare varietà di baritina catalizzò l'attenzione degli scienziati che si interrogavano e discutevano sulla natura delle luce, tra cui Galileo Galilei e Fortunio Liceti. Il 20 ottobre del 1786, sostando a Bologna durante il suo viaggio in Italia, Goethe si recò a Paderno per cercare campioni della pietra bolognese annotando: "Mi sono inerpicato su per i burroni della montagna decomposta in blocchi, lavati dagli acquazzoni recenti e con mia soddisfazione ho trovato lo spato pesante, che cercavo, in abbondanza; per lo più in forma non perfetta di uovo, in parecchi punti del monte in via di decomposizione; in parte abbastanza puro, in parte ancora tutto circondato dall'argilla in cui stava incastrato (...). Il pezzo più pesante da me trovato è di 17 lotti (...). Ed eccomi un'altra volta carico di pietre: di questo spato ne ho messo nelle mie valigie per una buona dozzina di libbre."] - Paesaggistico;
Valenze: Scientifico - Divulgativo;
Tutela: necessaria;
Accessibilità: facile;
Mappa di inquadramento e rete escursionistica regionale
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Geositi vicini
Bibliografia
"Sulle argille rosse del Bolognese" - Dal Rio G. [1964] Natura e Montagna, Anno IV, Ser. 2, n. 3.
"Descrizione della mineralogia generale della Provincia di Bologna" - Bombicci L. [1873] Mem. Acc. SC. Istit. Di Bologna, vol 4, ser. 3, pp. 57-222.
Avvertenze

I contenuti informativi presenti in queste pagine non forniscono indicazioni sulla sicurezza dei luoghi descritti o, in generale, sulla loro accessibilità in condizioni di sicurezza. I geositi hanno valore geoscientifico e/o paesaggistico e sono spesso accessibili solo da una utenza esperta, adeguatamente attrezzata. La visita a questi luoghi deve avvenire rivolgendosi a guide escursionistiche abilitate e si consiglia pertanto di informarsi puntualmente prima di accedervi, consapevoli dei rischi cui ci si espone.

La Regione si solleva al proposito da qualunque responsabilità.

 
 
 
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