Crinale boscato movimentato da diverse depressioni, a cui verosimilmente si deve il toponimo, porobabilmente corrispondono a morfologie indotte da deformazioni gravitative profonde di versante del tipo sdoppiamenti di cresta.
Poggio delle Culle
Poggio delle Culle
Geografia
Superficie totale: 3.9 ettari.
Quota altimetrica minima 1025.5m. s.l.m., quota altimetrica massima 1085.4m. s.l.m.
Perimetro geosito e Carta geologica
Descrizione
Tratto di crinale tra il fiume Rabbi e il fosso di Fiumicello dove si osservano diversi avvallamenti, forse le "culle" da cui deriva il toponimo, che corrispondono a morfologie indotte da deformazioni gravitative profonde di versante, assimilabili quindi agli sdoppiamenti di cresta che si osserva lungo i crinali appenninici. Il poggio alla sua sommità si presenta interamente boscato, mentre il suo versante sud occidentaè segnato da un esteso affioramento roccioso. Un avvallamento piuttosto esteso, dalla forma allungata, si osserva lungo il fianco settentrionale del Poggio, mentre avvallamenti minori per estensione e profondità segnano il crinale e il fianco meridionale della dorsale. Gli sdoppiamenti di cresta sono indicati anche dalla morfologia d'insieme del Poio, che presenta un versante sud orientale più acclive, con alcuni tratti che possono corrispondere alle fratture lungo cui si sono verificati i distacchi e gli scivolamenti gravitativi.
Gli strati che formano il Poggio delle Culle sono riferiti al Membro di Galeata della Formazio Marnoso- Arenacea, dove si riconoscono diversi strati guida tra cui lo Strato Contessa.
La giacitura degli strati attorno al poggio descrive una brachisinclinale.
All'interno della Marnoso-Arenacea romagnola, si osserva in più affioramenti quello che è probabilmente lo strato guida più famoso dell?Appennino settentrionale: lo Strato Contessa, che oltre ad essere il primo livello guida riconosciuto in questa formazione presenta un'estensione veramente straordinaria. Il nome deriva dalla Valle della Contessa, nei pressi di Gubbio, e il suo sviluppo si segue attraverso le valli dell?Umbria, della Toscana, di Marche e Romagna, fino alla valle del Santerno, dove si osserva la progressiva diminuzione del suo spessore; questo strato quindi si può seguire ininterrottamente per circa 150 km. Lungo gli affioramenti lo si riconosce con facilità, soprattutto per lo straordinario spessore del letto marnoso, dal colore grigio chiaro, che può raggiungere gli 8 metri, mentre il sottostante letto arenaceo varia tra 2,8 e 5 metri. Altri elementi distintivi sono la composizione in parte calcarea delle arenarie e le controimpronte di fondo, che, quando affioranti, rivelano come la corrente provenisse da una direzione opposta a quella della maggior parte degli strati torbiditici sopra e sottostanti. Composizione e controimpronte di fondo hanno rivelato poi come l'area di provenienza della corrente di torbida a cui si deve la sedimentazione di questo grande strato, fosse localizzata presso i margini meridionali del bacino, dove si accumulava temporaneamente il detrito proveniente dalle piattaforme carbonatiche dell?area umbro-laziale-abruzzese. Si è ipotizzato che la deposizione dello strato Contessa sia avvenuta in seguito a un evento sismico, durante il Langhiano superiore (circa 14 milioni di anni fa), che ha causato la sospensione nell'acqua di un enorme volume di sedimento.
"PNFC Trekking Map", una APP dedicata agli appassionati di escursionismo e in generale a tutti coloro che vogliono vivere a pieno la natura del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e fruire di una rete sentieristica di oltre 600 km di percorsi segnati nell'Area protetta.
Con la APP potrai:
- navigare la mappa dei sentieri del Parco, anche in modalità offline!
- ottenere informazioni dettagliate su rifugi, musei, centri visita e sentieri tematici del Parco.
Il link proposto porta alla descrizione su Google Play, la versione per il sistema iOS 6.0 (iPhone, iPad e iPod touch) puoi trovarla invece su iTunes.
Bibliografia
"La geologia del Foglio 265 - S. Piero in Bagno (Appennino Settentrionale)" - Martelli L. [1994] "La Cartografia Geologica della Regione Emilia Romagna". Archivio Cartografico Regione Emilia-Romagna, Bologna.
Avvertenze
I contenuti informativi presenti in queste pagine non forniscono indicazioni sulla sicurezza dei luoghi descritti o, in generale, sulla loro accessibilità in condizioni di sicurezza. I geositi hanno valore geoscientifico e/o paesaggistico e sono spesso accessibili solo da una utenza esperta, adeguatamente attrezzata. La visita a questi luoghi deve avvenire rivolgendosi a guide escursionistiche abilitate e si consiglia pertanto di informarsi puntualmente prima di accedervi, consapevoli dei rischi cui ci si espone.
I geositi carsici, che si sviluppano in valli cieche, doline, inghiottitoi, grotte, forre ecc., per una visita richiedono ulteriori competenze specifiche, attrezzature adeguate e la presenza di Speleologi esperti. Gran parte di questi ambienti si trova all'interno di Parchi, Riserve naturali e Aree protette e quindi l'accesso è sottoposto a regolamentazione specifica. Le visite, limitate comunque a poche cavità adeguatamente attrezzate, possono essere svolte accompagnati da Guide Speleologiche riconosciute dai Parchi. Per visite che abbiano uno scopo di ricerca e studio ci si può avvalere degli Speleologi dei Gruppi affiliati alla Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia-Romagna (www.fsrer.it).
La Regione si solleva al proposito da qualunque responsabilità.