Importante area di affioramento di rocce ofiolitiche che forma il crinale tra le valli di Ceno, Nure e Aveto, comprendenti serpentiniti, basalti e rocce granitoidi, comprese tra arenarie ofiolitiche (Arenarie del Casanova) e Argille e Palombini.
In risalto morfologico il Monte Nero, interamente formato da serpentiniti, dal colore nero bluastro, nella cui struttura massiccia possibile riconoscere ancora i relitti dei minerali che componevano le originarie peridotiti, come qualche cristallo di pirosseno. Queste porzioni pi scure sono frequentemente interrotte da spesse venature di colore verde acqua, dalla superficie lucida e talcosa al tatto, formate da minerali appartenenti al gruppo del serpentino. Peculiare l'avvallamento denominato Tana del Monte Nero: si tratta di una morfologia a conca allungata, chiusa verso valle da una dorsale mossa da due sommit, dovuta probabilmente a deformazioni gravitative profonde, al fenomeno dello "sdoppiamento delle creste", alla testata quindi di un movimento franoso definibile come DGPV.
L'area di notevole interesse idrogeologico.
La "Tana" bordata verso monte da una estesa falda detritica che appare colonizzata, nelle sue parti pi stabili, solo dal pino mugo: si tratta di un ambiente particolarmente difficile per la vegetazione ma adatto a questa conifera che, oltre a tollerare suoli aridi e poveri in nutrienti, per la grande flessibilit dei suoi rami resiste assai bene a valanghe e cadute di sassi. Le fasce detritiche che si estendono lungo questo fianco del Monte Nero, dove il pino mugo non dove competere con altre specie arboree, rappresentano probabilmente gli ambienti che hanno permesso la permanenza di questa specie dall'ultima glaciazione sino ai nostri giorni. Lungo la contropendenza che chiude la Tana del Monte Nero si osservano nuclei di abete bianco, anch'essi interpretati come un relitto della vegetazione glaciale.
Molto interessante anche la conca di origine glaciale che ospita l'omonimo lago, chiusa verso valle da una collinetta di origine morenica. Poco sotto il lago, il compatto manto della faggeta si interrompe in corrispondenza di due aree acquitrinose, due torbiere che occupano il fondo di piccole conche modellate dai ghiacci, denominate "e Buche", esempi delle diverse tappe evolutive che conducono, attraverso l'interramento, dal lago alla torbiera e da questa al prato. Il lago si sviluppa per 200 m in lunghezza e 100 in larghezza, ha una profondit massima di 2,5 m.
Le pendici occidentali del Monte Nero sono densamente rivestite da una vegetazione a pini mughi e abeti bianchi, vegetazione interpretata come relitto dell'ultimo glaciale (a questo proposito sono interessanti i risultati dei sondaggi palinologici svolti da Prof. Remo Bartoldi).
L'imponente mole del Monte Maggiorasca formata da basalti che spesso mostrano la tipica struttura "a cuscini".
Il geosito in parte compreso all'interno di una pi ampia area dichiarata (D.G.R. 258/2016) di notevole interesse pubblico paesaggistico ai sensi del Codice dei Beni culturali e del paesaggio (art.136 del Decreto Legislativo n. 42/2004).