Esteso e spettacolare affioramento della successione di strati riferiti alla porzione basale del Flysch di Monte Cassio, in corrispondenza della cosiddetta Vanga del Diavolo, costituita da una regolare alternanza di strati torbiditici ed emipelagici.
Geografia
Superficie totale: 94.76 ettari.
Quota altimetrica minima 515.6m. s.l.m., quota altimetrica massima 849.5m. s.l.m.
Perimetro geosito e Carta geologica
Descrizione
La vasta zolla calcarea di Serramazzoni costituisce un'unit morfologica nettamente differenziata e rilevata rispetto a quelle circostanti. Si presenta come un rilievo piatto, a pianta sub poligonale, costituito da rocce calcareo-arenacee, a comportamento rigido (Flysch di Monte Cassio) e intorno circondato da formazioni poco resistenti e degradabili, a comportamento plastico. Il margine della placca costituito da ripidi pendii e scarpate, che risaltano sui versanti poco acclivi sottostanti, modellati su formazioni prevalentemente argillose. All'interno della zolla si osserva, invece, una superficie sub-pianeggiante, caratterizzata da un reticolo di drenaggio poco evoluto, centripeto. Questa forma condizionata dalla struttura della placca, i cui strati formano, nell'insieme, un ampio sinclinorio, peraltro interessato da alcuni sistemi di faglie.
La struttura d'insieme osservabile anche a notevole distanza, ad esempio dall'oratorio di S.
Rocco (Montese), sul versante destro della valle del Panaro. Le migliori visioni della struttura e degli affioramenti del flysch si hanno a sud di Serramazzoni, come ad esempio da Roncovecchio presso Pompeano o dalla strada comunale che da San Pellegrinetto scende verso la valle del torrente Rossenna. Da queste ultime localit si osserva una spettacolare successione di strati in corrispondenza della cosiddetta Vanga del Diavolo, che la fantasia popolare immagina attribuita ai sortilegi del Maligno, volendo quasi sottolineare questa peculiarit morfologica, connessa ad un processo erosivo e morfoselettivo.
La Vanga del Diavolo permette di osservare, con le sue ottime esposizioni, la parte basale del Flysch di Monte Cassio. Queste rocce si sono formate oltre 60 milioni di anni fa in un antico oceano profondo oltre 4-5 km, situato nella posizione attualmente occupata dal Mar Ligure.
L'accumulo di questi sedimenti in un oceano profondo stato provocato da una serie di frane sottomarine, innescate da eventi sismici.
Il Flysch di Monte Cassio appartiene ai Flysch ad Elmintoidi del Dominio ligure ed di et cretacea superiore (Maastrichtiano). La successione costituita da una regolare alternanza di strati torbiditici ed emipelagici; le facies torbiditiche sono interpretate come piana di bacino, posta al di sotto del limite di compensazione dei carbonati. La successione a composizione mista carbonatico-silicoclastica. Gli strati silicoclastici sono generalmente di spessore modesto, da centimetrico e decimetrico. A questi strati se ne alternano, in modo ritmico, altri molto potenti, i quali, per caratteri quali geometria, spessore ed estensione laterale, sono stati interpretati come megatorbiditi. Questi strati sono rappresentati da una coppia arenaria/ pelite calcarea (marna o calcilutite) in cui l'intervallo pelitico prevalente. Gli spessori sono generalmente metrici. Questi megastrati rappresentano il prodotto (sismotorbiditi) di eventi sismici di particolare magnitudo. Il materiale coinvolto rappresentato da fanghi biogenici a coccoliti e foraminiferi planctonici, provenienti da aree all'interno dello stesso bacino di sedimentazione (piattaforme esterne, alti pelagici) e da detrito proveniente da aree emerse.
Il geosito in parte compreso all'interno di una pi ampia area dichiarata (D.G.R. 258/2016) di notevole interesse pubblico paesaggistico ai sensi del Codice dei Beni culturali e del paesaggio (art.136 del Decreto Legislativo n. 42/2004).
Archivio documentale degli immobili e aree di notevole interesse pubblico (art. 136 del D.Lgs. n.42/2004) nel territorio modenese
Bibliografia
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"Il Flysch di Solignano nel quadro dei Flysch a Elmintoidi (Maastrichtiano inferiore, Appennino settentrionale)." - FONTANA D., STEFANI C., ZUFFA G.G. & TATEO F. [1990] Giornale di Geologia, 52 (1/2), 99-120.
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