Lo Spungone tra Torre di Ceparano e torrente Samoggia
Geosito di rilevanza regionale - area carsica
Area di affioramento di una successione di corpi lenticolari calcarenitico-organogeni del Pliocene medio, detti localmente Spungone per l'aspetto spugnoso, in corrispondenza dei quali le valli sono attraversate da sottili contrafforti e da piccole rupi.
Ceparano - Foto Archivio Servizio Geologico
Ceparano - Foto Archivio Servizio Geologico
Monte Torre e Monte Castellaccio - Foto Archivio Servizio Geologico
Monte Torre e Monte Castellaccio - Foto Archivio Servizio Geologico
Spungone del torrente Samoggia - Foto Archivio Servizio Geologico
Spungone del torrente Samoggia - Foto Archivio Servizio Geologico
Lo Spungone del T. Samoggia - Archivio Fotografico della Romagna di Pietro Zangheri - patrimonio pubblico della Prov. di Forlì-Cesena, in gestione al Parco nazionale delle Foreste Casentinesi
Monte Castellaccio - Archivio Fotografico della Romagna di Pietro Zangheri - patrimonio pubblico della Prov. di Forlì-Cesena, in gestione al Parco nazionale delle Foreste Casentinesi
Monte Castellaccio - Archivio Fotografico della Romagna di Pietro Zangheri - patrimonio pubblico della Prov. di Forlì-Cesena, in gestione al Parco nazionale delle Foreste Casentinesi
Monte Castellaccio - Archivio Fotografico della Romagna di Pietro Zangheri - patrimonio pubblico della Prov. di Forlì-Cesena, in gestione al Parco nazionale delle Foreste Casentinesi
Monte Castellaccio - Archivio Fotografico della Romagna di Pietro Zangheri - patrimonio pubblico della Prov. di Forlì-Cesena, in gestione al Parco nazionale delle Foreste Casentinesi
Geografia
Superficie totale: 648.78 ettari.
Perimetro geosito e Carta geologica
Descrizione
Successione di corpi lenticolari calcarenitici e organogeni del Pliocene medio, detti localmente Spungone per l'aspetto spugnoso, in corrispondenza dei quali le valli sono attraversate da sottili contrafforti e da piccole rupi. Notevole risalto ha il contrafforte roccioso tra le valli del T. Marzeno e il rio Albonello, lungo il quale affiora lo Spungone; di questo si apprezzano due spessi baconi separati da una fascia di vegetazione. Nei sottostanti bacini calanchivi si osservano interessanti passaggi stratigrafici interni alle Argille Azzurre e tra queste e la sottostante Formazione Marnoso Arencea. Lungo l'affioramento dello spungone si aprono diverse cavità naurali, tutte a sviluppo ridotto.
Tra le valli del rio Albonello e del torrente Samoggia si osservano invece estesi e spettacolari affioramenti calanchivi culminanti nel contrafforte roccioso dello Spungone (litofacies di Castrocaro). Nello spaccato che si osserva tra il fondovalle dell'Albonello e il crinale di Monte Torre-Monte Castellaccio (bacini calanchivi del rio Torre e rio delle Mene) si osservano i passaggi stratigrafici tra la Formazione Marnoso Arenacea e la Formazione delle Argille Azzurre e quelli tra le diverse sottounità in cui le formazioni sono state suddivise. Il tratto del rio Albonello che attraversa lo Spungone è profondamente incassato e segnato da una cascata alta una decina di metri.
Lungo l'affioramento dello spungone si aprono due cavità naturali, a sviluppo ridotto. Nella parete sottostante la cima del Monte Castellaccio si trovano diverse piccole cavità, in parte artificiali.
L'affioramento di Spungone prosegue lungo i versanti della valle del torrente Samoggia, segnato dallo sviluppo di un caratteristico contrafforte roccioso, trasversale all'asse vallivo. Lungo i versanti a monte della parete, lo Spungone affiora in diversi lembi intercalati alle Argille Azzurre.
Lo "Spungone" è formato da un pacco di corpi lenticolari composti da calcari organogeni, calcareniti e arenarie bioclastiche, porosi, talora vacuolari, distribuiti con una notevole variabilità laterale e verticale. La stratificazione è in genere incrociata a piccola e media scala, talora a basso angolo. La potenza varia da 10 a 60 m. Lo Spungone risulta in buona parte costituito da briozoi, da una ricca paleoflora algale a scheletro calcareo (Rodophycee), nonché da Lamellibranchi spesso in forma di bioclasti. Lo studio di tali associazioni nelle aree in cui si sono meglio conservate (dintorni di M.Casale, M.Maggio, Bertinoro) permette di attribuire, sia pure genericamente, l'unità al Pliocene medio.
lo Spungone è una roccia sedimentaria molto particolare nella quale spicca la straordinaria abbondanza di resti fossili, tra cui frequenti sono molluschi bivalvi dal guscio robusto, come pettinidi e ostriche. Vi si trovano anche particolari alghe calcaree nodulari dette le rodoliti, tipiche di fondali luminosi e acque turbolente, e gli organismi coloniali chiamati briozoi. Si trova nelle colline faentine, tra le valli del Montone e del Senio, dove affiora in una fascia sottile, dalla marcata continuità, che corre trasversalmente alle vallate, dove origina dorsali e rupi dal colore chiaro, che spiccano sui versanti argillosi circostanti.
Lo Spungone si è formato per l?accumulo di gusci e di frammenti di gusci di organismi marini sui fondali luminosi e ben ossigenati di un mare basso e caldo. L?origine dello Spungone è legata alla presenza di un bacino marino che durante tutto il Pliocene si estendeva tra il margine tra dell?Appennino, in gran parte già emerso, e la pianura padana, dove si trovava il mare aperto. In corrispondenza delle attuali colline forlivesi i fondali erano abbastanza profondi e accoglievano la sedimentazione di materiali prevalentemente argillosi. Verso il mare aperto i fondali erano mossi da alcuni ?alti? topografici, una sorta di colline sottomarine che potevano raggiungere il pelo dell?acqua, formando promontori e piccoli isolotti. In queste aree a scarsissima profondità si vennero a creare particolari condizioni ambientali, che permisero la crescita di banchi organogeni molto simili alle scogliere coralline. Si trattava di fondali luminosi e ben ossigenati, dove proliferavano numerosissimi organismi il cui corpo presentava parti ?dure? di natura calcarea, che nel tempo si accumulavano ispessendo il banco. ?Spungone? è un termine dialettale riferito all?aspetto spugnoso della roccia, divenuto, come in tanti altri casi, patrimonio della nomenclatura scientifica.
"Stili deformativi ed evoluzione tettonica della Successione Neogenica Romagnola." - CAPOZZI R., LANDUZZI A., NEGRI A. & VAI G.B. [1991] Studi Geol.Cam., Vol. Spec. (1991/1): 261-278, Camerino.
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"Lo "Spungone" del Pliocene romagnolo. In CREMONINI G. & RICCI LUCCHI F. (eds):
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Avvertenze
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