Geosito compreso nel sito UNESCO "Carsismo e Grotte Evaporitiche nell'Appennino Settentrionale"
Tratto della Vena del Gesso con eccezionali esposizioni dei banconi gessosi; nella parete meridionale del Monte Penzola è esposto un evidente accavallamento tra i banconi della successione evaporitica.
Quota altimetrica minima 135.5m. s.l.m., quota altimetrica massima 421.6m. s.l.m.
Perimetro geosito e Carta geologica
Descrizione
Il Monte Penzola si eleva poco a est del crinale tra i torrenti Sellustra e Santerno, dove ha inizio la parte più occidentale della "Vena del Gesso", la pronunciata dorsale, trasversale alle valli, lungo cui è esposta la spettacolare successione di banconi gessosi e marnosi della Formazione Gessoso Solfifera. Tra il Monte la Pieve e il fondovalle del torrente Santerno, la Vena del Gesso è attraversata da numerose faglie, che ne hanno causato la disarticolazione, rendendola discontinua; si riconoscono così diverse alture gessose separate da selle: a ovest del monte Penzola si trova l'ampia sella del Budriolo, mentre a est la sella Debolezza, a cui segue il rilievo denominato Uccellara, più avanti queste morfologie sono prive di toponimi.
Lungo le pareti del Monte Penzola si osserva un esemplare accavallamento tra gli strati di gesso, detto intraformazionale poiché interessa strati appartenenti alla stessa formazione geologica, che ha portato al raddoppio dei primi strati della successione gessosa, in particolare si riconoscono i primi 5 strati gessosi portati sopra i primi 6 strati. In corrispondenza della superficie lungo cui è avvenuto l'accavallamento, si riconoscono livelli di sericolite, un tipo di gesso dal colore bianco e a cristalli allungati che cristallizza in corrispondenza di fratture lungo cui avviene un movimento.
Questo accavallamento può essere ricondotto alle spinte subite dai gessi durante una fase orogenetica di poco successiva alla deposizione dei gessi (fine del Messiniano), potrebbero anche essere dovute a scivolamenti franosi di voluminose porzioni di strati lungo pendii subacquei, avvenuti all'interno del bacino di sedimentazione dei gessi alla fine del Messiniano, dissesti anche in questo caso legati probabilmente ad instabilità dovute a alla fase orogenetica manifestatasi durante questa età geologica.
Di grande interesse stratigrafico sono i passaggi che delimitano i gessi alla base e al tetto: verso sud con la più antica e sottostante formazione Marnoso arenacea, e verso nord, alle successive e soprastanti Argille Azzurre del pliocene inferiore.
Le cave che erano attive in questo settore della Vena del Gesso, come Cava Paradisa, estraevano il minerale anche per la produzione di gessi da sartoria.
A nord della dorsale gessosa si osserva un ampio e articolato bacino calanchivo (Calanchi del Rio Mescola), inciso nelle argille del pliocene inferiore, strutturato in due sottobacini, quello del rio Mescola a sud e quello del rio Figna a nord. Le argille plioceniche presentano il caratteristico colore grigio chiaro e, in alcuni livelli, sono molto fossilifere (diversi esemplari di molluschi fossili nella collezioni Scarabelli, Museo di Imola). Nella parte alta della successione argillosa è possibile individuare alcuni livelli sabbiosi, riconoscibili per il colore giallo dorato. Si tratta di corpi canalizzati, interpretati come riempimento di canali in ambienti di conoide sottomarina. Questa sedimentazione grossolana è messa in relazione alla vivace attività tettonica e sismica pliocenica, avvenuta in corrispondenza della vicina linea del Sillaro.
Nel bacino sono presenti sorgenti di acque salse, in particolare alle pendici del Monte dell'Acqua Salata, alla quota di 483 m s.l.m., note e sfruttate per lungo tempo anche allo scopo di produrre sale.
Lungo lo spartiacque con il torrente Sellustra, si localizzavano gli antichi "Ponti di Croara" strutture lignee che consentivano di percorre il crinale collegando l'antico abitato di Croara (Castrum Corbariae) alla chiesa di Montemaggiore. Lungo questo spartiacque si trovano oggi le cave di Monte Verro, attive sino al 2002 per l'estrazione di sabbie e ghiaia "di Monte".
Lungo le porzioni di versante non interessate da erosioni calanchive, si osservano appezzamenti agricoli caratteristici dei territori argillosi ad elevata acclività.
"Appennino Tosco Emiliano. Collana: Guide Geologiche Regionali, a cura della Società Geologica Italiana, coordinatore del volume Valerio Bortolotti." - AA. VV. [1992] BE-MA Editrice, Firenze.
"Analisi di facies e macrotettonica della Vena del Gesso ? Sommario. In:Workshop "Meccanismi deformativi nelle catene perimediterranee "? Gruppo Tettonica Fragile Recente Mediterraneo Occidentale MPI, Firenze Dicembre 1983." - Marabini S, G.B. Vai [1983] In:Workshop "Meccanismi deformativi nelle catene perimediterranee " Gruppo Tettonica Fragile Recente Mediterraneo Occidentale MPI, Firenze Dicembre 1983.
"Excursion Guidebook" - Ricci Lucchi F. [1981] 2° European Regional Meeting, 1981, Bologna.
"Algal crusts, autochthonus gypsum in a cannibalistc evaporite basin: a case history from the messinian of Northern Apennines" - Vai G.B., Ricci Lucchi F. [1977] Sedimentology, v. 24, 1977.
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